La strada dei perchè
4 Agosto 2025

La strada dei perchè

23 anni accanto al sogno più rosa d’Italia

C’è un filo azzurro che ogni anno, da ventitré edizioni, attraversa l’Italia e oltre. È il filo che unisce la passione al sacrificio, la bellezza del paesaggio alla fatica dell’impresa. È la linea invisibile che lega Banca Mediolanum al Giro d’Italia, lungo le salite più ardite e i traguardi più desiderati. Da Durazzo a Roma, passando per vette che hanno il sapore della leggenda, anche quest’anno Banca Mediolanum ha pedalato accanto alla corsa più amata, come sponsor ufficiale del Gran Premio della Montagna e come custode dell’anima del ciclismo. Perché il Giro non è solo una gara. È una narrazione collettiva, una scuola di coraggio, una celebrazione della volontà. È la strada dei perché: perché si comincia, perché si continua, perché non ci si ferma nemmeno quando è difficile. È la stessa strada che ogni giorno percorrono i Family Banker e i clienti di Banca Mediolanum. Uniti da una visione comune: costruire insieme il proprio percorso, con costanza e fiducia, per rispondere a bisogni e progetti di vita. E anche quest’anno sono stati loro i protagonisti di “Un giro nel Giro”: 22 tappe vissute in sella, accanto a sei straordinari campioni che hanno scritto pagine indelebili del ciclismo italiano. Abbiamo chiesto ai sei testimonial di Banca Mediolanum di raccontarci la loro strada dei perché. Ne è nato un viaggio nell’emozione, nei ricordi e nei sogni. Una pedalata a cuore aperto.

Dalia Muccioli

La farfalla che vola sulle salite

Perché si inizia a pedalare? Per Dalia Muccioli, la risposta era a portata di casa: un padre appassionato, un’infanzia fatta di due ruote e sorrisi. Poi, un giorno, il talento ha preso il volo. Nel 2013, a soli 21 anni, Dalia sorprende tutti e diventa campionessa italiana su strada. Da quel momento, nulla è più stato un gioco. Eppure, la bici per lei ha sempre conservato la sua magia: la libertà. “Quando salgo in sella, mi sento una farfalla”, confida. E lo si vedeva in ogni fuga, in ogni scatto verso la vetta. Oggi, Dalia pedala accanto ai clienti di Banca Mediolanum con la stessa leggerezza e determinazione. Perché è ancora importante? Perché ogni salita porta con sé una nuova possibilità. La sua strada dei perché è fatta di passione, riscatto e dolcezza. E la sua voce è quella delle donne che non smettono mai di crederci.

Gianni Motta

Il destino scritto su una Colnago usata

A volte, la vita prende una piega straordinaria per un consiglio dato con leggerezza. Per Gianni Motta, la scintilla scoccò grazie a un amico e a una bicicletta da corsa usata. Da lì, tutto cambiò. Vinse il Giro d’Italia nel 1966, salì sul podio del Giro di Svizzera e della Milano-Sanremo, lasciando un’impronta indelebile in un’epoca d’oro del ciclismo. Gianni appartiene a quel tempo in cui si correva per passione prima ancora che per gloria. La bicicletta – dice – libera la testa. E lo dimostra ogni volta che partecipa a “Un giro nel Giro”, regalando sorrisi e ricordi a chi ha la fortuna di pedalare accanto a lui. Perché è ancora qui? Perché certe strade non smettono mai di chiamarti. E perché, in sella, si torna sempre un po’ bambini.

Paolo Bettini

Il gioco più bello del mondo

Per Paolo Bettini, pedalare è stato prima di tutto un gioco. Lo faceva il fratello maggiore Sauro, e lui lo imitava. Ma ben presto quel gioco si è trasformato in talento, e poi in leggenda. Campione del mondo nel 2006 e nel 2007, oro olimpico ad Atene 2004, Bettini è stato l’uomo delle classifiche e delle emozioni. Un corridore d’istinto, capace di leggere la corsa come uno spartito e di suonare la vittoria con grinta e intelligenza. Oggi, il “Grillo” non ha perso la voglia di pedalare. Lo fa con il sorriso, accanto ai clienti e ai colleghi di Banca Mediolanum, portando energia e generosità. Perché continua? Perché in bicicletta ha trovato la sua voce. E oggi la usa per ispirare, per condividere, per restituire ciò che ha ricevuto. La sua strada dei perché è fatta di spontaneità e cuore.

Alessandro Ballan

La resilienza di chi ama davvero

C’è chi sceglie la bicicletta per caso e chi, come Alessandro Ballan, se ne innamora al primo colpo. Sin da bambino, ha amato la sfida, l’adrenalina, il confronto leale. E con quella stessa grinta ha conquistato il titolo di campione del mondo nel 2008 a Varese. Ultimo italiano a riuscirci. Ciò che rende unica la sua storia non è solo la maglia iridata, bensì la forza con cui ha saputo affrontare gli ostacoli. Infortuni, battute d’arresto, ripartenze. Sempre con il sorriso, sempre con la voglia di tornare in sella. La sua è una lezione di resilienza: amare davvero significa non arrendersi mai. Oggi, Ballan continua a pedalare con la stessa passione di un tempo. Lo fa accanto ai clienti di Banca Mediolanum, con il desiderio di restituire qualcosa a uno sport che gli ha dato tanto. Le emozioni, in fondo, sono più belle quando si vivono insieme.

Francesco Moser

Le sfide come stile di vita

In casa Moser, la bicicletta non era un oggetto: era un passaggio di testimone. Prima Aldo, poi Diego ed Enzo. Francesco osservava, ascoltava, imparava. E intanto nasceva la passione. Quando il fratello vinceva, la gente arrivava a casa per festeggiare, e quei momenti si sono incisi nella memoria come scintille. Da lì, il desiderio di provarci davvero. Il talento ha fatto il resto. Ha vinto tutto: la Parigi-Roubaix nel ‘78, il Giro e il record dell’ora nell’84. Ma non è per le vittorie che oggi continua a salire in sella. È per quello che la bicicletta insegna ogni volta: affrontare la fatica, superare sé stessi, non smettere mai di rincorrere il proprio limite. La sua strada dei perché è fatta di concretezza, orgoglio e determinazione.

Maurizio Fondriest

Pedalare per andare oltre

Ogni traguardo raggiunto da Maurizio Fondriest ha avuto un testimone d’eccezione: suo padre Cornelio. Sempre lì, silenzioso, tenace, presente. Anche a Renaix, nell’88, il giorno in cui Maurizio diventò campione del mondo, c’era lui tra i primi ad abbracciarlo. Un legame profondo, che ha dato forma a un cammino umano prima ancora che sportivo. Per lui, la strada è metafora della vita: a volte liscia, a volte sconnessa, quasi mai prevedibile. Serve equilibrio, serve adattamento. Ma soprattutto serve il coraggio di continuare a pedalare, anche quando il paesaggio sembra ostile. Perché è proprio oltre quella curva che spesso si nasconde la bellezza. La sua strada dei perché è un invito alla disciplina, alla scoperta, alla speranza.

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