Come pianificare con successo la longevità
30 Dicembre 2025

Come pianificare con successo la longevità

Emanuela Notari – Longevity strategist, spiega come trasformare le sfide dell’allungamento della vita in un miglioramento della qualità dell’esistenza.

Transizione demografica, cambiamento del ciclo di vita con l’introduzione di un nuovo capitolo da scrivere, effetti sul welfare pubblico e privato, pianificazione della longevità e gestione dei rischi collegati sono alcuni dei temi al centro dell’intervento di Emanuela Notari al tour “Dai forma al tuo futuro”.

Parlare di invecchiamento genera ansia soprattutto quando il tema non è affiancato da una conoscenza, più o meno approfondita, degli effetti macro e micro economici di questo fenomeno sulla popolazione, esordisce Notari. Ad esempio, quando si parla di transizione demografica, esattamente a quali numeri si fa riferimento? La Notari li elenca uno dopo l’altro. La denatalità in atto nel nostro Paese, combinata alla massa critica di baby boomers e alla fuga all’estero di molti giovani comporterà una riduzione della popolazione italiana dai 58,9 milioni del 2024 ai 54,8 del 2050 fino ai 46,1 del 2080. Se queste previsioni demografiche sono corrette ciò vuol dire che oggi per ogni pensionato ci sono 1,4 occupati, mentre nel 2050 questo rapporto si trasformerà in 1 a 1. A completare il quadro anche le crescenti aspettative di vita, aumentate di ben 20 anni rispetto a quella del 1948 e con un’età media tra gli 85,5 anni attesi per le donne e gli 81,4 per gli uomini. Si tratta di numeri che inducono a più di una riflessione.
Da un lato il welfare pubblico previdenziale che già mostra segnali di affanno sarà sempre più messo alla prova dalla diminuzione della forza lavoro e dalle riforme previdenziali che ne conseguono: dallo spostamento in avanti dell’età pensionistica alla riduzione dell’importo dell’assegno pensionistico. Dall’altro lato il welfare pubblico sanitario e socio-sanitario dovrà fare i conti con un sistema sempre più in sofferenza e con un aumento del numero di anziani non autonomi e a carico dell’assistenza a lungo termine. Risultato? La transizione dei rischi e la responsabilità del benessere in longevità tenderanno sempre più a passare dallo Stato all’individuo. Per rendere sostenibile questo nuovo e più lungo ciclo di vita dobbiamo concentrarci su vari snodi di equilibrio diversi da quelli affrontati dalle generazioni che ci hanno preceduto. Il ciclo di vita in passato infatti, era abbastanza lineare e prevedeva che si potesse lavorare anche fino ai 70 anni con quanto si era appreso nei periodi di formazione concentrati nei primi 20-25 anni di vita. Oggi, invece, il mondo cambia con tale velocità da richiedere un’alternanza tra periodi di lavoro, formazione e aggiornamento con un continuo accumulo, e decumulo, di esperienze.


Il problema non è solo arrivare a 100 anni, spiega Notari, ma arrivarci con la giusta pianificazione per affrontare nel migliore dei modi questo periodo di “maturità extra” e il fenomeno crescente dei grandi anziani.

E quali sono i requisiti per una longevity planning di successo?
Innanzitutto che sia estesa sia in lunghezza (per gestire quelle fasi di maturità attive che non esistevano in passato e le successive possibili fragilità) che in larghezza (per includere quei capitali non tangibili fondamentali per una longevità di qualità e per tutta la famiglia). E il primo errore da non fare, suggerisce Notari, è confondere l’attuale ciclo di vita e questa società con quello che accadeva in un passato non troppo lontano, ma molto diverso da oggi.

Una gestione accorta della longevità, poi, ha bisogno di risorse, finanziarie in primis. Il denaro è certamente il più grande abilitatore di questo futuro a cui vogliamo dare forma, dice Notari, ma non è l’unico fattore di cui dobbiamo occuparci. Quindi oltre che delle necessarie rendite finanziarie occorre pianificare le rendite future anche in termini di salute fisica, cognitiva, relazioni insieme alla capacità di credere in noi e di avere un progetto di vita. Sono tutti capitali da tenere nella giusta considerazione e da consolidare nel tempo per un progetto di longevità che crei il futuro che ci auguriamo. Come sempre non ci sono ricette universali e ognuno lo fa a modo proprio: ci sono persone che hanno paura del futuro e altre che buttano il cuore oltre l’ostacolo.

Un consiglio che può valere per tutti, conclude la Notari, è che se intendiamo costruire delle rendite finanziarie per vivere sereni bisogna cominciare ad adottare una mentalità di risparmio, che vuol dire sottrarre al consumo immediato per investire in un beneficio futuro e questo invito non vale solo per le rendite finanziarie.

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