Le nuove frodi con l'intelligenza artificiale
di Matteo Flora, Professore in Fondamenti di Sicurezza delle IA e delle Superintelligenze (European School of Economics)
“Nonna, ho avuto un incidente, servono soldi”.
Quella che sembra la voce di un nostro caro è oggi clonabile con una facilità disarmante grazie all’Intelligenza Artificiale, trasformando la fiducia nel nostro punto debole. Questa nuova ondata di frodi non si combatte solo con la tecnologia, ma riscoprendo un’arma tanto antica quanto efficace: un “codice di famiglia” segreto. “Nonna, sono io… ho avuto un incidente, mi servono soldi subito”. Il cuore si ferma. La voce è esattamente quella di nostro nipote. La stessa inflessione, la stessa esitazione. È impossibile dubitare. Eppure, dall’altra parte del telefono non c’è un parente in difficoltà, ma un algoritmo. Questa non è la trama di un film di fantascienza, ma la cronaca di una frode sempre più diffusa, potenziata da un’Intelligenza Artificiale generativa diventata tanto potente quanto accessibile. Fino a poco tempo fa, creare un deepfake audio o video richiedeva risorse da studio cinematografico. Oggi, bastano pochi secondi di audio presi da un video sui social media per creare un clone vocale quasi perfetto. Il risultato? Un’impennata vertiginosa delle truffe basate sull’IA. I dati parlano chiaro: le ricerche di settore, come il report di Gen Digital, mostrano come oltre la metà delle frodi coinvolga ormai l’IA, con volumi di phishing aumentati del 400%. L’Italia è in prima linea, con associazioni come Federconsumatori che registrano un’escalation di denunce, soprattutto tra la popolazione più anziana.
Il vero bersaglio: la nostra fiducia.
Di fronte a un attacco così sofisticato, le nostre difese tradizionali crollano. Password, domande di sicurezza, persino la biometria vocale possono essere aggirate. Perché? Perché i criminali hanno smesso di attaccare solo i nostri computer per concentrarsi sul nostro “sistema operativo” umano. L’anello debole della catena della sicurezza, come spiego sempre ai miei studenti e nelle aziende, siamo proprio noi. La nostra umanità, l’istinto di proteggere i nostri cari, la paura che ci fa agire d’impulso: sono queste le vulnerabilità che l’IA sta imparando a sfruttare con una precisione chirurgica.
Un’arma analogica per una minaccia digitale.
Come possiamo difenderci, allora? In attesa di soluzioni tecnologiche più strutturate, come l’autenticazione basata sul “fattore di possesso” (per esempio, la nostra SIM card come chiave crittografata), la risposta più efficace è sorprendentemente semplice e umana. Si chiama “codice di famiglia”. Si tratta di scegliere una parola o una frase segreta, nota solo ai membri più stretti della famiglia, da usare come test di autenticità in caso di richieste sospette. “Qual è la nostra parola d’ordine?”. Una domanda così semplice può bloccare sul nascere un tentativo di frode, perché un’IA può imitare una voce, ma non può conoscere un segreto condiviso. Non è un sistema infallibile, ma è un primo, fondamentale strato di difesa basato sulla consapevolezza e sulla comunicazione. L’intelligenza artificiale è uno strumento, un potenziatore straordinario delle capacità umane, nel bene e nel male. Sta a noi adattare i nostri comportamenti. Iniziare a usare un codice di famiglia non è un segno di paranoia, ma di intelligenza e di cura verso le persone che amiamo. È il primo passo per riprendere il controllo in un mondo dove fidarsi è necessario, ma verificare è diventato vitale.