Proteggersi dalle truffe informatiche
Ogni giorno, nel mondo, si registrano in media 15 attacchi informatici gravi, che vuol dire il 36% in più rispetto a un semestre fa. In Italia, dove avviene il 10% degli incidenti globali, la minaccia è ormai quotidiana e tangibile: non solo grandi aziende e infrastrutture, ma sempre più famiglie e piccoli risparmiatori finiscono nel mirino di hacker e truffatori digitali. È quanto emerge dall’ultimo aggiornamento del Rapporto Clusit 2025 – novembre 2025 – l’analisi semestrale sull’evoluzione delle minacce cyber in Italia e nel mondo. Tra le tecniche più diffuse, si fanno strada le truffe da social engineering. Il phishing – ovvero il furto di dati sensibili attraverso finte comunicazioni bancarie o messaggi fraudolenti – continua a rappresentare l’8% degli attacchi globali, ma con un impatto molto più alto nel nostro Paese. Qui le frodi “a tema bancario” si moltiplicano, grazie alla pervasività di e-mail, SMS e piattaforme di messaggistica che imitano perfettamente il linguaggio e l’immagine di istituti di credito e operatori finanziari. Il meccanismo è semplice ma micidiale: un messaggio che sembra provenire dalla propria banca avvisa di un presunto blocco del conto o di un accesso sospetto.
Segue un link che rimanda a un sito clone, dove la vittima – convinta di risolvere un problema urgente – inserisce credenziali e codici di sicurezza. In pochi minuti, il truffatore ha accesso al conto. Una volta digitato il codice OTP o approvata la notifica sull’app, i fondi vengono dirottati su conti esteri difficilmente rintracciabili. Secondo Clusit, queste truffe di social engineering si stanno evolvendo in modo sempre più mirato e psicologicamente sofisticato.
Si differenziano per canale che utilizzano – lo smishing, passa da un SMS, spesso con un link apparentemente innocuo (“Il tuo pacco è in giacenza, clicca qui per ritirarlo”), e vishing utilizza una telefonata, con un falso operatore che convince la vittima a rivelare codici o password. Il tratto comune è che gli aggressori fanno leva sull’urgenza emotiva, inducendo l’utente ad agire senza riflettere. È lo stesso meccanismo che alimenta anche il fenomeno delle truffe da impulso al pagamento online, oggi in forte crescita. Si tratta di messaggi, annunci o pagine web che spingono a “cliccare subito” su offerte lampo, premi o spedizioni da sbloccare con pochi euro. Una volta effettuato il pagamento, la vittima non riceve nulla, ma i dati della carta vengono salvati e utilizzati per transazioni non autorizzate. Un esempio tipico? Le finte comunicazioni di corrieri, o le pagine social che pubblicizzano prodotti di marca a prezzi stracciati, spesso sponsorizzate da account apparentemente legittimi.
Nel primo semestre 2025, il cybercrime è stato responsabile del 76% di tutti gli attacchi globali, con una crescita senza precedenti. In Italia, oltre la metà degli incidenti è stata classificata come Hacktivism – attacchi dimostrativi, spesso politici – ma gli episodi di frode digitale, furto di dati e truffe finanziarie continuano ad aumentare in modo silenzioso. Il fenomeno del phishing bancario resta uno dei più redditizi: secondo le stime, per ogni migliaio di messaggi inviati, bastano poche decine di risposte per garantire un ritorno economico elevatissimo. Le campagne si diffondono in modo industriale, anche grazie all’intelligenza artificiale generativa, che oggi permette di creare testi, grafiche e siti fake indistinguibili da quelli autentici. Tra i consigli più efficaci: diffidare sempre di link ricevuti via SMS o e-mail, non inserire mai codici bancari in pagine raggiunte da messaggi non richiesti e verificare sempre, tramite canali ufficiali, la veridicità delle comunicazioni.
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