Vivere a lungo non è un caso: serve fare cultura di prevenzione
27 Luglio 2026

Vivere a lungo non è un caso: serve fare cultura di prevenzione

Dall’alimentazione all’esercizio fisico, fino ai rischi dell’eccesso di medicalizzazione e dell’intelligenza artificiale, Silvio Garattini, fondatore dell’Istituto Mario Negri, racconta perché la longevità si costruisce ogni giorno, molto prima della malattia.

Ci sono personaggi che fanno della propria vita una testimonianza tangibile delle convinzioni che sostengono mettendo in pratica ogni giorno ciò in cui credono e che professano. Di certo Silvio Garattini, classe 1928, presidente dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS che ha fondato nel 1963, fra i più noti ricercatori italiani, è uno di questi. Alle soglie del secolo di vita continua a coltivare la passione per la scienza nel polo che ha creato, a scrivere centinaia di migliaia di pagine fra pubblicazioni scientifiche e testi divulgativi intervallando interviste e “ospitate” televisive con un rigore e un impegno che il tempo non sembra scalfire e con un chiaro e manifesto obiettivo: far sapere che il “segreto” per una vita sana e lunga non è poi tanto difficile da scoprire ma al contrario è alla portata di tutti.   

Quali sono, secondo lei, le abitudini quotidiane con il maggiore impatto reale sulla longevità in buona salute? 

Sono di certo molteplici. Abbiamo evidenze scientifiche secondo cui quante più buone abitudini di vita riusciamo ad adottare tanto più dal punto di vista statistico registriamo un aumento della longevità. Vorrei però iniziare con un breve elenco di abitudini da evitare se si desidera vivere il maggior numero di anni possibile: il fumo e i prodotti che contengono nicotina, le droghe, l’alcol (birra, vino, liquori, aperitivi, digestivi…) senza dimenticare il gioco d’azzardo per i problemi di salute mentali connessi (depressione e ansia). Via libera invece all’esercizio fisico per 150-300 minuti alla settimana a seconda dell’età; dormire almeno 7 ore al giorno; adottare una dieta varia e moderata e, aspetto spesso sottovalutato, avere un buon livello di scolarità perché la cultura aiuta a preservare la salute. Bisogna sempre eseguire tutte le vaccinazioni infantili – e all’occorrenza quelle riservate agli adulti – e partecipare agli screening per diagnosticare precocemente tumori o malattie croniche. 

Oggi si parla molto di integratori e anti-aging: quanto c’è di scientificamente fondato e quanto invece è marketing? 

Gli italiani spendono 5 miliardi all’anno per comprare gli integratori alimentari. Lo dico chiaramente: non c’è nulla di scientificamente valido. Al contrario gli integratori possono avere anche effetti negativi perché molti pensano che il loro uso aiuti a correggere errori alimentari. Non è così, ma è difficile sfuggire alla tentazione di assumerli perché le nostre farmacie ne sono piene in virtù di una pubblicità assordante.  

Lei sostiene spesso l’importanza della prevenzione: perché, nonostante le evidenze, la medicina resta ancora così focalizzata sulla cura più che su questo aspetto fondamentale? 

La medicina ha accentuato l’interesse per le cure perché queste ultime rappresentano un grande mercato. È vero che nel tempo sono stati compiuti importanti progressi e oggi possiamo contare su farmaci più efficaci e migliori interventi chirurgici, diagnostici e riabilitativi. Tuttavia, l’obiettivo dei mercati è crescere e quindi anche in campo medico assistiamo a una serie di strategie per aumentare le vendite. Ad esempio, si tende ad abbassare i livelli di “normalità” di alcune sostanze nel sangue. Il colesterolo ematico è un esempio lampante: è sempre stato considerato normale a 240 mg/dl di sangue, in seguito questa soglia è stata progressivamente diminuita e oggi viene ritenuta corretta a un valore di meno di 180 mg/dl. È chiaro che ciò aumenta considerevolmente le vendite dei farmaci per controllarne il livello. Al contrario sarebbe invece molto importante promuovere un’educazione alla salute nella scuola realizzata da persone competenti e preparate adeguatamente a questo scopo. Basterebbe un’ora alla settimana in ogni classe per vedere degli effetti positivi. 

Quali sono gli errori più comuni che le persone fanno pensando di “vivere in modo sano”? 

Di certo l’errore più grande è ritenere che le malattie piovano dal cielo. In realtà siamo noi che le autodeterminiamo. La maggior parte delle patologie croniche sono evitabili attraverso le buone abitudini di vita che abbiamo descritto precedentemente. In Italia vivono 4,5 milioni di persone con diabete di tipo 2, una malattia che comporta gravi complicazioni visive, cardiache e renali. Ecco, questa patologia è evitabile e anche parzialmente curabile attraverso l’esercizio fisico, una alimentazione adeguata e contrastando sovrappeso e obesità. Non bisogna dimenticare che solo il 30% degli italiani svolge esercizio fisico mentre circa il 70% può essere definito sedentario. Anche il 40% dei tumori è evitabile, ma ogni anno muoiono in Italia 180.000 persone di malattie oncologiche. Non c’è da stupirsi considerato che nel nostro Paese i fumatori sono 12 milioni e molti di più bevono alcol.  

Crede che l’aumento della longevità rischi di allungare gli anni di malattia oppure possiamo realisticamente incrementare anche gli anni di salute attiva? 

La popolazione italiana ha certamente una durata di vita molto lunga, in media 83,6 anni, tuttavia, se osserviamo ciò che dovrebbe interessarci maggiormente, e cioè la durata di vita sana, scendiamo molto in basso, fino al quindicesimo posto della classifica europea. Gli anni di salute attiva si aumentano appunto attraverso le buone abitudini di vita.  

Se dovesse dare un solo consiglio ai giovani di oggi per arrivare lucidi e autonomi a 90 o 100 anni, quale sarebbe? 

Non esiste un solo consiglio, non si arriva ai 90 o 100 anni in salute se non si attuano molte delle buone abitudini di vita elencate precedentemente. Ricordiamo che tagliano il traguardo dei 90 anni 900.000 persone in Italia mentre quello dei 100 appena 22 mila. È difficile trovare a quell’età fumatori, bevitori d’alcol, persone obese o grasse. Quindi è molto importante iniziare il più presto possibile con uno stile di vita sano, fin dall’età infantile, ed evitare forme di dipendenza. 

Quanto incidono stress cronico, solitudine e qualità delle relazioni sociali sull’aspettativa di vita rispetto ad alimentazione ed esercizio fisico? 

Sono fattori in relazione fra di loro. Oggi la salute non è più retaggio della sola medicina ma dipende dal clima, dall’inquinamento a cui siamo sottoposti, dal tipo di famiglia in cui siamo nati e cresciuti, dalle case in cui abitiamo e dal luogo in cui viviamo (in città o in periferia), dall’essere poveri o abbienti. Un fattore centrale lo riveste la scolarità, come ho sostenuto prima: chi non può contare su una cultura adeguata difficilmente si preoccupa della propria salute.  
La solitudine è certamente un elemento negativo per un buon invecchiamento perché il cervello ha bisogno di essere utilizzato attraverso stimoli continui. All’Istituto Mario Negri abbiamo realizzato uno studio su 2.000 soggetti di 80 anni che abbiamo seguito per 15 anni al fine di stabilire quale fosse il fattore di rischio più importante per la demenza senile. La solitudine e la mancanza di rapporti sociali, appendere la valigia al chiodo e non viaggiare più, non andare ai concerti o al teatro, sono tutti elementi che peggiorano il nostro stato di salute cognitiva. Analogamente l’alimentazione è importante e seguire la dieta mediterranea per assicurarci tutti i micro e macronutrienti di cui abbiamo bisogno è fondamentale, ricordandoci che bisogna soprattutto mangiare poco. Sono stati condotti molti esperimenti in merito, uno ad esempio in cui si confrontano 2 gruppi di animali, uno che ha libertà di nutrirsi quanto vuole, l’altro che mangia solo il 30% di quanto ha assunto il primo. Il gruppo con un’alimentazione ridotta ha una durata di vita superiore del 20%. 

Con l’avanzare dell’intelligenza artificiale e della medicina personalizzata, pensa che nei prossimi 20 anni cambierà radicalmente il modo in cui invecchiamo? 

Dobbiamo fare grande attenzione all’intelligenza artificiale perché rischia di creare più confusione di Internet. Non è neutra e quindi può essere orientata da chi ha interessi economici. Non si fa nulla per educare all’impiego dell’intelligenza artificiale e ciò creerà una difficoltà di rapporto fra pazienti e medici. Si parla poi tanto di medicina personalizzata, ma abbiamo soggetti anziani che non partecipano agli studi clinici controllati e che assumono 15 e più farmaci al giorno, una forma irrazionale di trattamento che non ha alcuna base scientifica.  
Inoltre, gli studi clinici controllati sono realizzati prevalentemente sugli uomini ignorando che le donne per le stesse malattie possono avere frequenza, sintomi ed esiti differenti, nonché un livello di assorbimento delle medicine differente. Per tale motivo le donne registrano tassi di tossicità da farmaci il 40% superiori. Parlare di personalizzazione senza tenere nella giusta considerazione la differenza nell’efficacia e nella sicurezza delle medicine negli anziani, nelle donne e nei bambini rappresenta certamente un’approssimazione da evitare a tutti i costi.

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