Il Grand Tour del nuovo millennio
27 Luglio 2026

Il Grand Tour del nuovo millennio

Nella frenesia del quotidiano il vero lusso è il tempo. Non quello che si misura, ma quello che si abita.

L’inizio del viaggio

Si parte all’alba, quando Firenze è ancora assopita. Il Ponte Vecchio è attraversato da pochi passi, l’Arno scorre pieno, riflettendo le forme di chiese e palazzi. Dalle finestre aperte arriva il profumo del caffè, e per un momento la città sembra tornare a una dimensione domestica, privata. È in questa sospensione che il viaggio prende forma.
Goethe annotava come la bellezza non risiedesse soltanto nelle forme, ma nell’ordine che le sostiene. Qui quell’ordine è ancora leggibile, nella proporzione delle pietre, nella misura dei vuoti, nella continuità tra architettura e vita.
Si esce verso sud lungo strade che piegano lentamente tra le colline.
La Val d’Orcia si apre in una sequenza di linee morbide, interrotte da cipressi isolati e campi lavorati con precisione quasi geometrica. Sopra Pienza, la Pieve di Corsignano appare con la sua pietra chiara, circondata da un prato che trattiene l’umidità della notte. Sedersi sul bordo basso, appoggiare la mano sulla superficie ancora fresca, permette di percepire una temperatura, una consistenza, una continuità.
A Monticchiello, nel tardo pomeriggio, la piazza si anima lentamente.
Le prove del Teatro Povero si svolgono senza separazione: sedie spostate, voci che si sovrappongono, un testo che prende forma mentre viene raccontato, senza canovaccio. Non c’è distanza tra chi guarda e chi partecipa. Il racconto si costruisce davanti agli occhi, in una luce che cambia.

Il cammino. La Via Francigena

Dopo qualche giorno, tra le colline, il passo si impone come bisogno di vivere appieno la natura.
Tra San Miniato e Gambassi Terme, la Via Francigena attraversa campi bassi, filari di alberi, tratti di bosco in cui la luce si frammenta. Il sentiero segue il profilo del terreno, con variazioni minime che modificano la percezione dello spazio.
La splendida Pieve di Santa Maria a Chianni emerge tra gli alberi, con la sua facciata semplice e una fonte che scorre accanto, continua, senza interruzioni. L’acqua è fredda, limpida, raccolta in una piccola vasca di pietra consumata. Un luogo perfetto per fermarsi a riposare ed ascoltarsi. Poco più avanti, un forno a legna apre solo nella prima parte della giornata.
Il pane viene appoggiato su tavole di legno, la crosta ancora calda, l’interno morbido e profumato. L’olio, tra i più pregiati d’Italia, è denso, verde, con una nota amara, fortemente identitaria. Goethe parlava di educazione dello sguardo. Qui lo sguardo si accompagna agli altri sensi.

Viaggiando verso sud, per vie meno battute

Riprendere il viaggio andando verso sud, dove il paesaggio si fa più netto, attraversando civiltà millenarie che lasciano un’impronta impalpabile e imponente allo stesso tempo.
In Basilicata, la luce definisce ogni superficie con precisione.
L’ingresso a Matera avviene dalla Murgia, lungo un percorso che attraversa terra arida e aperture improvvise. Le gravine si aprono senza preavviso, creando vuoti profondi, linee nette.
Santa Maria de Idris emerge dalla roccia, con un accesso stretto e una vista che si apre improvvisamente sulla città. L’interno trattiene una frescura costante, una luce filtrata che disegna le superfici.
Craco resta sospesa a distanza, con le sue case svuotate e le strade che si interrompono. Il vento attraversa gli spazi aperti, portando un suono continuo, quasi una litania. Nelle campagne, le masserie scandiscono il ritmo del calendario contadino.La raccolta del grano avviene nelle prime ore, mentre nellecucine si preparano i piatti d ella tradizione della battitura.
Proseguendo in questa terra così densa, su colline d’argilla che sembrano lunari, lontano da qualsiasi idea convenzionale di turismo, ecco apparire Aliano, tra i calanchi della Basilicata.
È uno di quei luoghi che i lucani custodiscono con discrezione.
Qui fu confinato Carlo Levi, che proprio ad Aliano ambientò parte di Cristo si è fermato a Eboli.
Ancora oggi il paese conserva quella dimensione immobile e profondissima descritta nel libro: strade silenziose, case chiare consumate dal sole, anziani seduti all’ombra nelle ore più calde. I calanchi si aprono attorno al borgo come onde pietrificate, modellate dal vento e dall’acqua in migliaia di anni. Al tramonto diventano quasi bianchi, mentre il silenzio assume una consistenza fisica.

La Costiera Amalfitana, il viaggio in barca

Dal biondo del grano all’argilla dei calanchi, si viaggia verso il mare che arriva con una nuova ampiezza, salendo dal Cilento per arrivare in Costiera ed iniziare un nuovo cammino.
A Cetara, nelle stanze basse dove si produce la colatura di alici, l’aria è densa di sale e legno. Le botti filtrano lentamente un liquido ambrato e prezioso, che viene dal garum, raccolto goccia dopo goccia. Il gesto è preciso, ripetuto, immutato.
A Furore, il fiordo si apre tra due pareti di roccia, l’acqua intensamente blu è ferma nella parte più interna. Sopra, i sentieri seguono la linea della costa, offrendo scorci che si costruiscono passo dopo passo e proiettano in una dimensione di meraviglia e di appagamento.
Il viaggio prosegue solcando il mare, per rotte nuove. La navigazione lungo la Costa degli Dei si sviluppa tra acque trasparenti e tratti di costa irregolare.
Le calette si susseguono, piccole aperture tra la roccia, accessibili solo dal mare. L’ancora si cala lentamente, il suono del metallo che tocca il fondale segna l’inizio della sosta.
La notte in rada ha una qualità precisa.Il cielo si apre completamente, l’acqua riflette movimenti minimi, il tempo si dilata in una quiete continua.
La navigazione prosegue in mare aperto, nella languida attesa di una terra nuova e amata.

La Sicilia, tanto celebrata nei racconti del Grand tour, si rivela lentamente

La Sicilia di oggi conserva ancora quella stessa capacità di disorientare e attrarre che colpì Johann Wolfgang von Goethe, quando scrisse che “l’Italia senza la Sicilia non lascia immagine alcuna nell’anima”. Ed è proprio questa la sensazione che accompagna il viaggiatore contemporaneo: arrivare in una dimensione diversa del tempo. L’isola emerge con gradualità e si impone con eleganza. Le saline di Trapani riflettono il cielo in superfici geometriche, con variazioni di colore che cambiano nel corso della giornata, mentre il vento muove lentamente l’acqua nelle vasche basse e il sale si deposita in geometrie quasi astratte. A Marettimo, i sentieri salgono verso punti elevati attraversando vegetazione bassa, rocce chiare e improvvise aperture sul blu profondo del Mediterraneo. Il silenzio è interrotto soltanto dal rumore del vento e dal passaggio lento delle barche nel porto.
A Vendicari, invece, l’acqua incontra la terra in una sequenza di stagni, sabbia e vegetazione. I fenicotteri si muovono lentamente, il paesaggio mantiene una continuità naturale, da mordere intensamente prima che venga invasa dai flussi più ampi dell’estate. C’è una qualità della luce che rende tutto più netto. Leonardo Sciascia parlava della Sicilia come di un luogo dove la verità emerge quasi con violenza, sotto un sole che non lascia riparo. E davvero, in certi pomeriggi assolati, i muri delle case sembrano riflettere non soltanto il calore, ma anche una memoria antica, stratificata, mai completamente dissolta.
Nei piccoli paesi dell’entroterra, tra persiane socchiuse e cortili silenziosi, il tempo rallenta fino quasi a fermarsi. I bar aprono presto, il caffè si beve lentamente, le conversazioni sembrano sospese in un ritmo che resiste alla contemporaneità. Le vigne crescono su terreni scuri, delimitate da muretti a secco costruiti con pietra lavica. I palmenti conservano una struttura essenziale,
ancora leggibile. Il terreno cambia sotto i piedi, alternando superfici compatte e friabili. Sull’Etna il paesaggio muta continuamente: ginestre, colate nere, silenzio e improvvise aperture sul mare. Qui gli elementi si manifestano con evidenza: la terra, densa e fertile; l’aria, mobile e improvvisa; l’acqua, presente in forme inattese; il fuoco, trattenuto sotto la superficie ma intensamente percepibile. In alcuni momenti la Sicilia sembra quasi raccontarsi da sola. Ma è un’impressione fugace, perché subito dopo torna a chiudersi, a lasciare spazio all’interpretazione. Gesualdo Bufalino descriveva l’isola come un luogo “dove ogni eccesso convive con il suo contrario”: splendore e rovina, immobilità e vitalità, silenzio e teatralità. Ed è forse questa tensione continua a renderla così magnetica. Goethe, arrivando in Sicilia, scriveva di aver finalmente trovato “la chiave di tutto”, una forma di comprensione intuitiva, quasi fisica. Anche oggi accade qualcosa di simile. Questa terra non richiede di essere compresa. Sull’Etna questa comprensione si costruisce attraverso la presenza, l’osservazione, il tempo e il rispetto per la natura che si manifesta poderosa. Il viaggio trova qui una sua forma piena. Cammino, attraversamento, navigazione si intrecciano in un’esperienza continua, costruita su ritmo, percezione e consapevolezza. L’idea del Grand Tour diventa così un modo di abitare il tempo, in un concetto di lusso assolutamente contemporaneo. Concede di riconoscere, nella precisione dei luoghi e dei gesti, una forma di bellezza assoluta.

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