Tendenze nella fotografia da collezione
Sofisticata e al contempo accessibile, conturbante, immediata, disarmante. A tratti irriverente, quando non esplicitamente rivoluzionaria. Atto politico. È la fotografia d’autore, fra i più raffinati beni da collezione. Una nicchia rispetto all’arte contemporanea, ma capace di raggiungere quotazioni a sette zeri.
Lei ha un viso di madreperla, adagiato su un tavolo in perpendicolare a una preziosa maschera d’ebano africana. L’insieme dell’immagine è surreale: riverbera di magia, nei suoi toni del seppia. Non potrebbe essere altrimenti: l’autore della fotografia – Noire et blanche del 1926 – è Man Ray (nato Emmanuel Radnitzky, Filadelfia 1890 – Parigi 1976). “Lei” è la sua musa Kiki de Montparnasse (al secolo Alice Prin, Châtillon-sur-Seine, 1901 – Parigi, 1953), protagonista di tanti leggendari scatti del fotografo surrealista per eccellenza. Il 24 giugno 2025, da Sotheby’s Londra, attestandosi come fotografia più costosa in asta dell’intero 2025, ha incassato 2.878.148 dollari, commissioni incluse. La cifra è sette volte quanto aveva realizzato sotto il martelletto nel 2007: 396.000 dollari. Questa foto rappresenta uno dei cosiddetti “lotti-trofeo” sempre più agognati in asta dai collezionisti internazionali: immagini inconfondibili anche quando sconosciute, capaci di risvegliare la memoria archetipica di chi le guarda. Il surrealismo è una delle tendenze attualmente in voga nel mercato dell’arte in generale (nel 2024 è stato celebrato il centenario del movimento) e anche nella nicchia della fotografia. Attualmente il record per una foto aggiudicata in asta spetta proprio a Man Ray e alla sua Violon d’Ingres del 1924: 12,4 milioni di dollari aggiudicata nel 2022 da Christie’s New York. La foto, che fece molto scandalo all’epoca, fu amatissima dal suo stesso autore, che la custodì personalmente per quasi 40 anni, separandosene solo nel 1962, anno in cui la cedette a una coppia di suoi cari amici americani, collezionisti (i coniugi Rosalind Gersten e Melvin Jacobs).

Man Ray – Noire et Blanche, 1926
Queste stampe, frutto della diffusione della gelatina ai sali d’argento nell’ultima parte del XIX secolo, si affiancano nelle tendenze del momento ai maestri Usa del colore della seconda metà del XX secolo, come William Eggleston (1939), protagonista di impressionanti rivalutazioni negli ultimi anni. Nel 2025, per esempio, il fotografo ha venduto due opere che si sono classificate al secondo e al decimo posto fra le più costose dell’anno. A marzo, da Phillips New York ha piazzato l’intero insieme di 101 dye-transfer Los Alamos (1965–74; edizione 2001–07) al prezzo di 1.875.000 dollari, segnando il suo record d’asta. Nella stessa asta, Memphis (Tricycle) (1970) ha raggiunto 508.000 dollari. I collezionisti amano moltissimo questa immagine: sue edizioni sono transitate più volte in asta, incassando sempre cifre record. In particolare, “Il triciclo di Memphis” è stata la foto più costosa del 2023. A questo particolare gusto per il colore sono riconducibili anche le immagini della grande fotografia americana a cavallo fra gli anni ’70 e ’80 del XX secolo, la cosiddetta “Pictures Generation” (il nome deriva dalla teorizzazione del critico Douglas Crimp e da una grande retrospettiva del 2009 al MET di New York).

Irving Penn – Gingko Leaves, 1990
Ne fanno parte nomi come Richard Prince (1949) e Barbara Kruger (1945), che quest’anno hanno venduto benissimo, indicando che il collezionismo premia figure-chiave dell’appropriazione e della critica ai media, specie in versioni di grande scala e tirature appetibili. Richard Prince Untitled (Cowboy), 1.502.000 dollari per la versione 2016 (Christie’s New York, maggio 2025) e Untitled (Cowboy), versione del 2000, 1.392.000 dollari (Sotheby’s New York, maggio 2025). Sempre dalla scuderia Pictures Generation, Barbara Kruger è amata per lavori storici come Untitled (Love for Sale) (1989), passata da Sotheby’s a maggio 2025 per 787.400 dollari, e Untitled (You Are Not Yourself) (1983), aggiudicata da Christie’s sempre a maggio, per 756.000 dollari. Sono immagini che confermano l’attrattiva delle opere-manifesto, in cui testo e immagine si fondono per critiche sociali. Del resto la fotografia è – sempre – anche un atto politico, anche quando non è necessariamente fotoreportage, come la celebre Migrant mother di Dorothea Lange (1895-1965), che frequentemente fa capolino nel mercato (305.000 dollari una stampa nel 2022, in un’asta delle Swann Galleriesa New York).

Dorothea Lange – Migrant mother 1936
Tra i classici moderni della fotografia americana, Ansel Adams (1902-1984) continua a imporsi nel cuore dei collezionisti. Moonrise, Hernandez, New Mexico: ad aprile 2025 la stampa (1941/c.1942) ha guidato la vendita online di Sotheby’s raggiungendo 635.000 dollari, risultato in linea con la rarità delle migliori tirature vintage e la riconoscibilità dell’immagine. Restando nei lotti-trofeo, Diane Arbus (1923-1971) entra nella classifica delle foto più costose con 630.000 dollari per la celeberrima Identical twins, Roselle, N.J. (1966–69); un esito di notevole valore dopo il record assoluto toccato nel 2024 a 1,2 milioni per una stampa (Christie’s New York, maggio 2024). Un’altra tipologia di foto molto amate è quella “meditativa” o celebrativa di altri capolavori. Basta prendere in considerazione il giapponese Hiroshi Sugimoto (1948) che, con The Last Supper (1999), lavoro monumentale in cinque pannelli, ha ottenuto quest’anno 533.400 dollari. Ma l’estetica fotografica non può prescindere da quella della moda. Si pensi solo a Irving Penn (1917-2009), protagonista a ottobre da Phillips – sempre sulla piazza newyorkese – di una vendita monografica organizzata dalla sua stessa fondazione e andata a ruba: sul rostro del 432 di Park Avenue, hanno preso il volo immagini come Black and White Hat, Harlequin. Penn, transitato come altri suoi celebri colleghi (Richard Avedon, Annie Leibovitz, Helmut Newton, Mario Testino, David LaChapelle per citarne solo alcuni) dalle pagine di Vogue, e con loro ha contribuito alla costruzione dell’immaginario collettivo, lo stesso che Oliviero Toscani scuoteva con la sua irriverenza. Il mercato è sempre più selettivo. Anche nella nicchia collezionistica della fotografia, le ultime tendenze confermano che i soggetti iconici e immediatamente leggibili reggono meglio la volatilità, soprattutto se il formato, la qualità di stampa (e la provenienza) sono impeccabili.

Oliviero Toscani – Manette 1989
E in Italia? Sempre a ottobre, la milanese Finarte ha chiuso la sua asta fotografica record, quasi sfiorando il mezzo milione di euro di aggiudicato totale: mai nessuna casa italiana aveva incassato tanto nel settore. Fra i lotti, anche alcuni pezzi di Mimmo Jodice, il grande fotografo napoletano scomparso il 27 ottobre 2025, tra cui Vedute di Napoli. Museo Nazionale (1980).