Okinawa: le Hawaii del sol levante
4 Agosto 2025

Okinawa: le Hawaii del sol levante

Il gruppo di isole più a meridione del Giappone racchiude in sé il fascino del territorio nipponico e l’allure luminosa degli atolli del Pacifico. Paradiso dei surfisti, ma anche di chi ama lo snorkeling fra i coralli, le navigazioni fluviali fra le mangrovie e cavalcare lungo la spiaggia. Qui, in sella allo yonagumi-una, razza equina tipica dell’arcipelagoSe Tokyo è diventata per l’Italia quasi una meta da turismo di massa, lo stesso non può dirsi certo per l’isola di Okinawa. O meglio, per l’arcipelago di Okinawa, che da quell’isola prende il nome. È la prefettura più meridionale del Giappone: quieta, assolata e persa in un blu trasparente così tipico da meritare un nome proprio, il “blu Kerama” (dalle omonime isolette). Poco inquinata. Talmente a sud da lambire i tropici. In questi territori remoti, non v’è nulla delle atmosfere da Blade Runner tipiche di quel groviglio di insegne e grattacieli della capitale e delle megalopoli nipponiche. Nemmeno la lingua, che è un giapponese a sé. Né l’abbigliamento, che curcuma.

Nella loro dieta non c’è posto per zucchero, carni rosse (con una eccezione, come si vedrà) e farine raffinate. Nell’alimentazione dei centenari di Okinawa, in realtà, la carne non è vietata ma si mangia principalmente nei giorni di festa: si consuma soprattutto carne di maiale, ma raramente. Le principali fonti proteiche sono il pesce e i legumi, in particolare la soia. Naha, proprio a Okinawa, è (piacevole) tappa obbligata: è la capitale della prefettura, qui atterranno tutti i voli e di qui si riparte. Da visitare è lo Shuri-jo, il castello Shuri, possente costruzione medioevale, cuore politico e religioso dell’antico Regno delle Ryūkyū (altro non ha nulla dei colori neutri privilegiati più a nord: qui si indossano le variopinte camicie “hawaiane”, le kariyushi. A queste latitudini tutto è luce, mare, sole, natura.

Un paradiso per i surfisti e amanti del kite, ma anche per coloro che si deliziano a cavalcare lungo la spiaggia, qui in sella a uno yonagumi-uma, il piccolo cavallo autoctono originario dell’omonima isola, la più occidentale dell’arcipelago di Okinawa. Forse non tutti sanno che Okinawa è la terra di origine del karate, disciplina nata dalla fusione delle arti marziali cinesi (Kenpo) con le forme di danza e le tecniche di combattimento locali denominate Ti. nome dell’arcipelago), per poi percorrere Kinjo-cho, il sentiero che collega il castello ai giardini Shikina-en, dimora degli antichi dignitari cinesi, per molto tempo in stretta relazione con l’isola. Si deve alle relazioni con la Cina anche il giardino botanico Fukushu-en, un tempo centro culturale ed economico per i cittadini cinesi residenti a Naha. Kokusai-dori è la via principale della città: vi si trova il Suitenro, noto locale di pesce dove si tengono spettacoli tradizionali. L’isola è stretta e lunga, e per spostarsi si può scegliere fra auto a noleggio, taxi, bus. I resort più esclusivi offrono viste mozzafiato unitamente alle immancabili sale per la meditazione mattutina. La popolazione di queste isole è la più longeva al mondo, quella che resta giovane più a lungo. Il segreto dell’eterna gioventù dei vecchi di Okinawa non è stato carpito, ma alcuni studiosi ritengono si annidi nello stile di vita rilassato e nella loro alimentazione parca e frugale: riso, pesce, verdure (come il cetriolo goya), frutta (l’ananas è molto diffuso, viene coltivato sia nella versione gialla che bianca; lo shikuwasa è un agrume a metà tra il cedro e il limone). La maggior parte degli abitanti dell’arcipelago segue una dieta che si basa sul consumo di vegetali a foglia verde, pesce, cereali e riso integrali, prodotti di soia. I locali bevono molto tè al quale aggiungono Lasciando l’isola principale, non ci si può non dirigere ancora più a sud, verso il remotissimo piccolo arcipelago delle Yaeyama, le isolette che stazionano davanti a Taiwan, autentico paradiso tropicale da percorrere magari in bici, facendo trekking o anche in canoa.

Fra tutte, bellissime, la perla è l’incontaminata Taketomi con le sue barriere coralline adatte allo snorkeling, le strade senza illuminazione messe in risalto dalla sabbia bianchissima quando la luna è alta. Vi si tramanda la tradizione della tessitura del minsa, il tessuto che serve per il fiocco (obi) dei kimono. In realtà, fare una classifica è impossibile: a Iriomote, per esempio, si può navigarl’Urauchi-kawa, ossia il fiume più lungo di Okinawa. Lo circonda la maggiore foresta di mangrovie del Giappone e vi cadono i petali del sagaribana, un fiore dai petali fosforescenti. A Iriomote vi è anche un centro che studia gli animali selvaggi. Fino a inizio millennio alcune sue spiagge erano inaccessibili e oggi vi si arriva solo in barca. Non è difficile imbattersi nelle tartarughe marine che vi depongono le uova. Al largo, atolli da cartolina. Molteplici le varietà di ibisco; e poi bougainville, allamanda, calliandra, grandi piante tropicali e un centinaio di tipi di farfalle. Nell’isola di Ishigaki si possono acquistare le perle nere delle Ryūkyū, qui coltivate, e assaggiare il prelibato taglio bovino “Ishigaki Beef”, da cui deriva il celebre Kobe Beef. Il periodo migliore per andare a Okinawa è compreso tra i mesi di giugno e ottobre. Ad aprile le temperature sono già molto gradevoli e invitanti al viaggio; tuttavia, l’arrivo della stagione delle piogge, a maggio, può rannuvolare occasionalmente il cielo, altrimenti limpido. Quanto alla durata del soggiorno, per una visita approfondita e rilassata (soprattutto in spiaggia) si suggerisce una settimana, o almeno cinque giorni. Molti viaggiatori sono soliti relegare la visita alle isole di Okinawa in coda a un viaggio a Tokyo: ma valgono da sole un’intera vacanza.

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