I segreti dei Wisky da collezione
ORO liquido, fra i pleasure asset più sofisticati, questo nettare pregiato incontra il gusto di palati esigenti, sedotti da profumi che raccontano un viaggio tra boschi e storie secolari
È fra i 100 oggetti più iconici del XXI secolo. Può raggiungere quotazioni milionarie in asta ed è amato soprattutto dalla esigente clientela dell’estremo Oriente, ma non solo. È il whisky di pregio. Quello entrato nella speciale classifica (di Catawiki), è il giapponese Taketsuru On The Road di Nikka, segnalato nella sua edizione in valigetta con cinque bottiglie. Si tratta di un whisky giapponese, come intuibile dal nome. La penisola nipponica infatti – forse non tutti lo sanno – è una grande produttrice di ottimi whisky. Masataka Taketsuru, il chimico e imprenditore fondatore del marchio Nikka, fu un pioniere: nel 1918 si recò in Scozia proprio per apprendere i segreti dell’arte della produzione del whisky. Solo dopo molti anni, il 2 luglio 1934, a Yoichi, nella settentrionale isola di Hokkaido, avrebbe fondato la sua Nikka Whisky, oggi riconosciuta come una delle distillerie più prestigiose al mondo.
Nella “top 100” degli oggetti da collezione di questo secolo sempre per Nikka, anche il “Taketsuru 17 years old” e lo “Yoichi 10 years old”. Ma com’è che questa bevanda tanto affascina i palati più sofisticati ed esigenti? Si tratta di storia, di viaggi nel tempo. Quando si inizia una collezione, non bisogna lasciarsi influenzare solo dal blasone delle più antiche distillerie, ma essere curiosi e aperti nella sperimentazione. Il singolo bouquet, il colore ed il gusto di ogni bottiglia si devono a una moltitudine di fattori. Al di là della materia prima di partenza, malto o cereali, il processo è talmente complesso che ogni singola distilleria imprimerà il suo carattere al prodotto finale. In fin dei conti, cos’è il whisky? È una bevanda alcolica con almeno il 40% di alcol, ottenuta per distillazione da cereali fermentati e poi invecchiata in botti di legno (rovere, per lo Scotch) per non meno di tre anni. Scozia e Irlanda ne rivendicano la paternità. Si sa però con certezza che il commercio del distillato risale al 405 d.C. I più importanti tipi di whisky attualmente sono lo Scotch (scozzese), l’Irish (irlandese), il Bourbon e il Rye (statunitensi) e il Canadian (canadese). Ma si sta facendo largo nel cuore degli estimatori anche il giapponese, come visto. Un esperto della più antica casa d’aste al mondo, Sotheby’s, qualche anno fa suggeriva il bicchiere giusto per iniziare una degustazione: il Glencairn glass.

Nikka Yoichi 10 anni, malto singolo
Le fasi della produzione di questo spirito prevedono la coltivazione del malto, la sua molitura, l’ammostatura, la fermentazione, la distillazione e la maturazione. Il whisky più prestigioso, quello di malto puro, viene fatto essiccare con gas caldi ottenuti dalla combustione di torba, che gli conferisce un aroma caratteristico. Il Bourbon è invece una miscela, e si ottiene da mosti fermentati ottenuti da mais e da segale e malto di orzo. Cosa scegliere per iniziare una collezione, o semplicemente da tenere in casa per una degustazione in amicizia? Non bisogna lasciarsi influenzare solo dal blasone di antiche distillerie scozzesi come Glenfiddich, Laphroaig, Macallan. Quest’ultima è detentrice del record mondiale d’asta dal 18 novembre 2023, quando sotto il martelletto di Jonny Fowle da Sotheby’s Londra, una sola bottiglia di Macallan Valerio Adami è stata aggiudicata per l’equivalente di 2,7 milioni di dollari (2,2 al netto del premio all’intermediario). È un risultato eccezionale, che ha raddoppiato la stima bassa di partenza del lotto. Eclissa inoltre il precedente record, risalente al 2019 e stabilito sempre da una bottiglia della stessa serie, l’ambitissima “Macallan 1926 60 anni”. Al di là dei marchi di culto come Macallan, bisognerebbe restare aperti anche alle nuove scoperte di distillerie indipendenti, come ad esempio l’italiana Samaroli, fondata nel 1968 e nota anche per il valore artistico elle sue etichette (come del resto Macallan). Lo scrittore guru dello Scotch whisky, Charles Maclean, suggerisce di andare in un whisky bar, magari a Londra, nelle ore non di punta. E di procedere iniziando a chiedere al barista uno Speyside dolce, un Islay affumicato e un Highland alla maniera Sherry. Del preferito dei tre, si dovrebbero chiedere poi tre varianti da degustare, e così via, affinando il proprio palato. Nella scelta del proprio whisky del cuore, sempre secondo Maclean, bisognerebbe capire che l’aroma è frutto di tre elementi: profumo, gusto, consistenza. Per questo nella degustazione è fondamentale il bicchiere. In mancanza di un Glencairn, si può optare per un bicchiere da brandy o da vino bianco. Il tumbler è perfetto per bere, ma non per degustare. “Prendetevi il vostro tempo per annusare il whisky” dice Maclean, e non temete (quale sorpresa) di aggiungere un po’ d’acqua: aprirà l’aroma e renderà più agevole mantenere in bocca il whisky per apprezzarne tutte le sfumature. Volendo intraprendere un viaggio alla scoperta di questo spirito, è necessario tenere a mente che “vecchio” non necessariamente vuol dire “buono”. Cercare gli imbottigliamenti più rari significa accertarsi che le bottiglie siano state numerate e che ne sia noto ufficialmente il numero. Si deve per questo imparare a leggere le etichette, informandosi sul tipo di legname delle botti e la loro numerazione, oltre che natural – mente sulla distilleria, la dimensione delle bottiglie ed il contenuto di alcol (sotto il 40% il whisky non può definirsi tale). Una volta trovato quello di gradimento, è bene comprare due bottiglie. La prima da bere e la seconda da investimento. “Più si beve, più rara diventa la bottiglia”. Un esempio viene dalle numerose aste di Sotheby’s, che qualche anno fa ha battuto a coppia le sole 12 bottiglie esistenti di un whisky di etichetta Bunnahabhain di 24 anni. A livello di rendimento come (pleasure) asset, il Wealth Report 2024 di Knight Frank certifica che al 31 dicembre 2023 il whisky aveva reso il 280% negli ultimi dieci anni e il -9% negli ultimi 12 mesi. Il recente deprezzamento è segno di una generalizzata contrazione nel comparto del lusso, anche da investimento, sulla scorta dei tassi di interesse ancora elevati e soprattutto del rallentamento dell’economia cinese, grande spender del settore. Ma questa è un’altra storia.